LEGIONELLOSI

 La Legionellosi, è un’infezione causata dal batterio Legionella pneumophila. Tale batterio si può trovare ovunque (ubiquitario), anche se predilige gli ambienti acquosi sia naturali (acque sorgive acque termali, fiumi, laghi, fanghi, …) sia artificiali (condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, serbatoi di raccolta acqua, tubature, torri di raffreddamento, umidificatori, fontane e piscine…), soprattutto se l’acqua è stagnante o vi sono situazioni ideali per il batterio (es incrostazioni di calcare, acqua “ferma” nelle tubature per un lungo periodo,…).
 

La legionellosi può manifestarsi in due forme distinte:

  1. la Malattia del Legionario (legionellosi vera e propria) che si caratterizza per una forma più acuta di polmonite
  2. la Febbre Pontiac, una forma molto meno grave

Sintomi diagnosi e trattamento

I sintomi della polmonite da legionella sono aspecifici: malessere, mal di testa, dolori muscolari e addominali, diarrea, febbre fino a 39°C-40°C, brividi, tosse, insufficienza respiratoria. All’insorgenza dei sintomi è opportuno rivolgersi al proprio medico curante.

La diagnosi avviene generalmente con un esame delle urine (ricerca antigene urinario della legionella); sono possibili anche altre modalità. Il trattamento specifico consiste generalmente nella somministrazione di un antibiotico.
 

E’ importante precisare che il batterio della legionella non si trasmette:
 

  1. da persona a persona -il malato non necessita quindi di isolamento;
  2. attraverso gli alimenti;
  3. bevendo e utilizzando l’acqua per alimenti.

Come si prende la malattia?

La trasmissione è aerea inalando/aspirando aerosol (=goccioline di acqua) contenente Legionella.

Le goccioline si possono formare spruzzando l’acqua (es. doccia, uso della canna, getto delle fontane, rubinetto,…) o facendo gorgogliare aria in acqua (es. bollitura, vasca idromassaggio,…) o per impatto dell’acqua su superfici solide (es.pioggia, passaggio di un auto in una pozzanghera,…). La malattia può interessare una sola persona in una determinata area geografica e in un preciso momento (definito caso sporadico) oppure manifestarsi con epidemie per l’esposizione di tante persone alla medesima fonte di contagio (si ribadisce che la trasmissione interumana non è stata dimostrata).

Chi sono le persone più esposte al rischio di ammalarsi?
 

La malattia è più frequente nei soggetti di sesso maschile, di età superiore ai 50 anni. In particolare si riscontrano un maggior numero di casi tra le persone affette da patologie croniche come diabete, malattie polmonari croniche, cardiopatie o altre patologie che deprimono il sistema immunitario come tumori, patologie infettive in corso, nonché i fumatori. Questi i soggetti devonoprestare particolare attenzione ad alcuni sintomi: all’insorgere di difficoltà respiratorie e febbre è opportuno che si rivolgano al più presto al proprio medico curante.

La prevenzione della malattia

Di seguito alcune importanti regole da seguire per la prevenzione della legionellosi: bastano alcuni semplici gesti all’interno delle abitazioni – soprattutto dopo un periodo di inutilizzo delle stesse.

  1. provvedere alla manutenzione dei punti di emissione di acqua del rubinetto nelle abitazioni attraverso la sostituzione dei filtri o lasciandoli a bagno con anticalcare;
  2. lasciar scorrere l’acqua calda e poi la fredda prima di utilizzarla, allontanandosi dal punto di emissione dopo l’apertura dei rubinetti ed aprendo le finestre. Eseguire sempre questa operazione dopo periodi di assenza dall’abitazione (esempio periodo di ferie);
  3. fare la doccia solo dopo aver fatto scorrere l’acqua calda e fredda ed essersi momentaneamente allontanati dal punto di emissione dell’acqua e avere aperte le finestre;
  4. prestare attenzione all’utilizzo di vasche con idromassaggio;
  5. evitare di irrigare i giardini utilizzando pompe con diffusori a spruzzo;
  6. evitare di lasciare esposte al sole le canne per irrigazione di orti e giardini;
  7. riempire gli apparecchi per aerosolterapia o ossigenoterapia con acqua fisiologica (non quella del rubinetto);
  8. evitare, all’esterno delle abitazioni, le fonti di emissione di acqua vaporizzata, ad esempio non stazionando nei pressi degli irrigatori automatici o delle fontane.

Si ricorda chenon esiste alcun tipo di rischio per l’utilizzo dell’acqua alimentare quindi è possibile stirare con il ferro a vapore, cucinare la pasta con l’acqua del rubinetto, usare la caffettiera, lavare i piatti, usare la lavastoviglie in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa. Inoltre non sussiste alcuna restrizione al normale svolgimento dell’attività nelle varie comunità (scuole, luoghi di lavoro, ecc) se non con le raccomandazioni come sopra indicate.

 Per saperne di più

ISS – clicca qui

Epicentro – clicca qui

Fonte ATS BERGAMO – Confartigianato Bergamo

Il risparmio dell’acqua

Ecco alcuni consigli forniti da ENEA da adottare per il risparmio dell’acqua in questo periodo di siccità.

Prima regola: non sprecare acqua. Un’indicazione sempre valida, ma ancor di più in un periodo di emergenza idrica come quello che stiamo vivendo, contraddistinto dalla peggiore siccità degli ultimi 10 anni. Per contrastare lo spreco di acqua e rendere più sostenibile la sua gestione, ENEA ha elaborato una guida in 20 punti con suggerimenti buone pratiche, errori da evitare, ma anche soluzioni e tecnologie per il risparmio idrico (ed energetico), soprattutto in ambito residenziale. Parole d’ordine: in casa, ridurre perdite e sprechi e usi più razionali; in generale, adottare processi e sistemi meno idro-esigenti, depurazione e riutilizzo, efficientamento e digitalizzazione della rete acquedottistica, ma anche buone pratiche in famiglia e nelle scuole.

Il risparmio idrico in 20 punti

  1. Mantenere efficiente l’impianto idrico e verificare la presenza di perdite occulte: si calcola che con un rubinetto che gocciola si perdano fino a 5 litri al giorno.
  2. Chiudere bene il rubinetto per evitare che l’acqua scorra inutilmente. Ad esempio mentre ci stiamo lavando le mani: in un minuto evitiamo lo spreco di almeno 6 litri d’acqua; se mentre ci laviamo i denti lasciamo scorrere l’acqua sprechiamo fino a 30 litri (consumiamo solo 1,5 litri se non la lasciamo scorrere); ancora, chiudere il rubinetto durante la rasatura consente un risparmio fino a 20 litri.
  3. Raccogliere l’acqua fredda non utilizzata quando si attende di ricevere quella calda; effettuare prima le operazioni che richiedono acqua fredda (ad esempio per lavarsi i denti) e poi quelle che richiedono acqua calda (ad esempio per farsi la barba).
  4. Stesso consiglio in cucina, per le operazioni di preparazione degli alimenti o il lavaggio della verdura usare le bacinelle anziché l’acqua corrente. Si calcola che per bere e cucinare vengano consumati circa 6 litri di acqua al giorno pro capite e per lavare i piatti a mano almeno 40 litri. Tuttavia lo spreco può arrivare anche a 12 litri al minuto se non si chiude il rubinetto.
  5. Riutilizzare l’acqua di cottura della pasta o del lavaggio delle verdure per sciacquare i piatti prima di metterli in lavastoviglie o per annaffiare (quando non è salata).
  6. Utilizzare lavastoviglie e lavatrici sempre a pieno carico. Si calcola che per un carico di lavastoviglie (classe A) senza prelavaggio vengano utilizzati fino a 15 litri (7 litri in classe A+++), mentre per un carico di lavatrice (classe A) si impiegano 45 litri. Preferire inoltre programmi di lavaggio a temperature non elevate (40-60° C). Inoltre, con l’installazione di pannelli solari si eviterebbero i consumi elettrici per scaldare l’acqua necessaria agli elettrodomestici.
  7. Preferire, quando possibile, rubinetti con sensori o con rompigetto aerato che riducono il flusso dell’acqua e hanno maggiore efficacia di lavaggio, avendo cura di mantenerli in efficienza (ad esempio, utilizzando la chiavetta raschiatrice).
  8. Installare sciacquoni a doppio tasto per risparmiare anche 100 litri al giorno, considerando che ad ogni utilizzo di modelli con un solo pulsante si usano fino a 16 litri di acqua.
  9. Scegliere la doccia invece che la vasca da bagno, in questo modo si risparmiano fino a 1.200 litri all’anno. Si stima che per fare un bagno in vasca si consumino mediamente fra i 100 e i 160 litri di acqua mentre per fare una doccia di 5 minuti se ne consumano al massimo 40 litri, ancora meno se si chiude il rubinetto quando ci si insapona.
  10. Chiudere l’impianto centrale in caso di periodi prolungati di mancato utilizzo (ad esempio, quando si parte per le vacanze).
  11. Installare sistemi di raccolta per l’acqua piovana per usi non potabili (lavaggio toilette, lavaggio auto) e per innaffiare (l’acqua piovana è meno dura e più gradita alle piante), evitando di farlo nelle ore calde per ridurre l’evaporazione. In Italia cadono mediamente circa 800 mm di pioggia l’anno. Questo significa che su una superficie di circa 80 m2 si può raccogliere l’acqua necessaria per una persona per un anno.
  12. Utilizzare per l’irrigazione sistemi temporizzati, a goccia o in subirrigazione, in virtù della loro maggiore efficienza.
  13. Evitare di lavare la propria auto usando acqua potabile, in questo modo potremmo risparmiare 400-500 litri.
  14. Coprire la superficie delle piscine con teli per evitare l’evaporazione.
  15. Recuperare l’acqua di condensa dei condizionatori o dell’asciugatrice, per usi domestici, come ad esempio per il ferro da stiro.
  16. Diversificare l’uso dell’acqua a seconda della sua qualità (potabile, piovana, grigia, nera – vedi fig. 2).
  17. Utilizzare, ove possibile, tecnologie per il riutilizzo delle acque grigie, cioè delle acque generate dalle operazioni di igiene personale. Un impianto dedicato al riciclo delle acque da docce, lavabi e vasche e, in alcuni casi, dalle condense dei condizionatori o dalle caldaie, ne garantisce il trattamento per il successivo impiego per usi “secondari” come lo sciacquone del water, l’irrigazione delle aree verdi, le operazioni di lavaggio.
  18. In giardino, attorno alle piante, effettuare un’adeguata pacciamatura[1] in modo da mantenere il più possibile l’acqua nel terreno; inoltre preferire piante che necessitano di minori quantità di acqua e fare attenzione a non irrigare zone impermeabili.
  19. Installare coperture vegetali sui tetti e giardini pensili. Si tratta di soluzioni che permettono di assorbire fino al 50% di acqua piovana e di rallentare il deflusso della pioggia nel sistema idrico della città, riducendo la possibilità di allagamenti in caso di forti precipitazioni. I tetti verdi favoriscono inoltre l’isolamento termico del tetto, riducono le polveri sottili e favoriscono un microclima più gradevole, riducendo l’effetto albedo[2].
  20. Nelle superfici esterne agli edifici, utilizzare pavimentazioni drenanti al fine di conservare la naturalità e la permeabilità del sito, favorire la ricarica delle falde ridurre la subsidenza e mitigare l’effetto noto come isola di calore.

I dati

Secondo stime ENEA, nelle abitazioni l’energia necessaria alla produzione di acqua calda rappresenta circa il 25% dell’energia totale utilizzata mentre il consumo medio di acqua ad uso civile (residenziale e terziario) rappresenta circa il 20% dei consumi totali, con una dotazione idrica pro capite (al netto delle perdite) di circa 200 litri per abitante al giorno.

“Una delle maggiori criticità del nostro Paese riguarda la carenza di infrastrutture e la scarsa efficienza della rete acquedottistica”, sottolinea Luigi Petta, Responsabile del Laboratorio Tecnologie per l’uso e gestione efficiente di acqua e reflui ENEA. Nonostante l’elevata dotazione idrica – garantita da 7.594 corsi d’acqua, 324 laghi, oltre 1.000 falde sotterranee e 526 dighe che raccolgono circa l’11% delle piogge – la rete italiana perde infatti mediamente il 41,2% dell’acqua immessa[3], con punte del 48% in macro-ambiti nazionali. Anche nelle aree più virtuose, questa percentuale non scende mai al di sotto del 20%, a fronte di valori molto inferiori in ambito europeo ( 6,5% in Germania)”. Secondo stime ENEA l’efficientamento e la digitalizzazione della rete acquedottistica permetterebbero di risparmiare fino al 25% dell’energia.

È poi cruciale risparmiare acqua nei settori produttivi; in particolare nel nostro Paese i prelievi di acqua dolce per gli usi agricoli rappresentano circa il 50% del fabbisogno idrico totale; questo significa che, per affrontare momenti di carenza idrica come questo con danni alla produzione agricola, è fondamentale efficientare le tecniche irrigue utilizzando quelle a maggiore efficienza (irrigazione subsuperficiale, irrigazione sottochioma, irrigazione a goccia) e puntare su ricerca e innovazione tecnologica per favorire il riuso delle acque reflue trattate. Con questo obiettivo, ENEA ha sviluppato un prototipo[4] tecnologicamente avanzato in grado di monitorare in tempo reale la qualità degli effluenti depurati e stabilirne i destini ottimali, tra cui in primis l’irrigazione dei campi coltivati con benefici in termini di maggiore disponibilità idrica, apporto di nutrienti, conseguente riduzione dei concimi chimici, migliorando sostenibilità ambientale, qualità e sicurezza della filiera depurativa.

“L’acqua è una risorsa preziosa. I problemi legati alla sua disponibilità, che siano essi connessi alle minori precipitazioni su base stagionale, alla siccità, oppure all’eccesso di domanda rispetto alle risorse idriche utilizzabili, interessano numerose aree del territorio nazionale ed europeo e rendono necessarie azioni a livello locale e di carattere multisettoriale, da pianificare sul lungo termine evitando il ricorso a logiche di intervento di tipo emergenziale”, sottolinea Petta. “Inoltre, la crescente urbanizzazione e gli standard di vita sempre più elevati, sono ulteriori fattori critici che rendono necessaria una gestione ottimale ed attenta della risorsa”.


Figura 1: i costi energetici dell’acqua

Figura 2: usi dell’acqua a seconda delle sue tipologie

Per maggiori informazioni:

Luigi Petta, ENEA – Responsabile del Laboratorio Tecnologie per l’uso e gestione efficiente di acqua e reflui, luigi.petta@enea.it


[1] La pacciamatura è un’operazione che si effettua in agricoltura e giardinaggio ricoprendo il terreno attorno alle piante con uno strato di materiale al fine di impedire la crescita delle malerbe, mantenere l’umidità nel suolo, proteggere il terreno dall’erosione e dall’azione della pioggia battente, evitare la formazione della cosiddetta crosta superficiale, diminuire il compattamento, mantenere la struttura e mitigare la temperatura del suolo.

[2] L’albedo è il potere riflettente di una superficie cioè la frazione di luce o, più in generale, di radiazione solare, incidente e riflessa in tutte le direzioni.

[3] Dati ARERA relativi all’anno 2021.

[4] I risultati sono stati ottenuti nell’ambito del progetto Value CE-IN coordinato da ENEA, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Fondo Sviluppo e Coesione e condotto in collaborazione con Gruppo Hera, Università di Bologna e Irritec.

FONTE ENEA

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Energia: caro bollette, i consigli ENEA per consumi estivi intelligenti

Comportamenti, climatizzatori più efficienti e pannelli solari termici per risparmiare a livello nazionale fino a 1,8 miliardi di m3 di gas all’anno

Roma, 26 maggio 2022 – Risparmiare sulle bollette, salvaguardare l’ambiente e contribuire a ridurre la dipendenza dal gas metano anche con l’utilizzo ‘intelligente’ dei condizionatori. All’inizio della stagione estiva ENEA fornisce alcune indicazioni pratiche per utilizzare in modo ottimale gli impianti di climatizzazione senza rinunciare al comfort. Un insieme di misure che, unite all’installazione di modelli ad alta efficienza e di pannelli solari per produrre acqua calda sanitaria, consentirebbero di risparmiare a livello nazionale fino a 1,8 miliardi di metri cubi (m3) di gas metano all’anno, circa il 2,5% del consumo italiano nel 2021 (76 miliardi di m3).

“Nella climatizzazione estiva, le misure essenziali per ottenere bollette più leggere consistono nell’aumentare di due gradi il settaggio della temperatura interna, portando il termostato da 26 a 28°C, e chiudere le persiane quando non si è in casa. In particolare, nel periodo estivo è fondamentale schermare le finestre esposte a sud e a est”, sottolinea Nicolandrea Calabrese, responsabile del Laboratorio ENEA di Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano. 

Con questi due accorgimenti si potrà ridurre fino al 50% circa il consumo di energia elettrica per la climatizzazione estiva, risparmio variabile in funzione dell’esposizione alla radiazione solare dell’abitazione. “Ipotizzando che il 30% delle circa 25,7 milioni di famiglie italiane abbia due unità interne di condizionamento in funzione per 350 ore l’anno, con queste due semplici azioni si potrebbero risparmiare fino a oltre 1,3 miliardi di kWh elettrici corrispondenti a circa100 milioni di mdi metano in un anno”, sottolinea Calabrese. 

Sostituire un vecchio condizionatore in classe D con un nuovo modello in classe A+++[1] può far risparmiare 140 kWh elettrici, pari a circa il 60%. “Se anche solo il 5% delle famiglie sostituisse il proprio condizionatore energivoro con un modello alla massima efficienza, si potrebbe ottenere un risparmio di 180 milioni di kWhelettrici, corrispondenti a 14 milioni di m3 di gas in un anno”, aggiunge Calabrese.

A questi tagli annui legati alla sola climatizzazione estiva (circa 115 milioni di mdi metano), si potrebbe aggiungere il risparmio di gas di gran lunga più significativo, pari a 1,7 miliardi di m3 all’anno, grazie all’installazione di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria. “Questo dato lo abbiamo calcolato ipotizzandone l’installazione da parte dell’80% delle famiglie residenti in case unifamiliari, per le quali l’intervento è di semplice attuazione, e dal 20% di quelle che abitano in condominio, per un totale di circa 9,75 milioni di nuclei familiari. Il ricorso a pannelli solari termici può infatti coprire interamente il fabbisogno di una famiglia per la produzione di acqua calda sanitaria da aprile fino ad ottobre, con un risparmio di circa 175 m3 di gas, considerando un consumo medio di 25 m3 al mese”, conclude Calabrese.

Di seguito un dettaglio delle azioni possibili in ambito residenziale:

Attenzione alla classe energetica del climatizzatore

La scelta del modello rappresenta un requisito chiave per diminuire i consumi ed evitare brutte sorprese in bolletta. Indipendentemente dalla tecnologia, sono sempre da preferire i condizionatori in classe energetica superiore alla A in quanto, oltre a una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, consumano molto meno. Il consumo energetico annuo indicato sull’etichetta di un climatizzatore da 2,5 kW è relativo a 350 ore in modalità raffreddamento a cui è sommato il consumo di energia in altre modalità quali lo standby.

Non raffreddare troppo l’ambiente e attenzione all’umidità

La normativa prevede che durante la stagione estiva la temperatura interna non debba scendere sotto i 24-26 °C ma, il più delle volte, due o tre gradi in meno rispetto alla temperatura esterna sono già sufficienti. Inoltre, per scongiurare la sensazione di caldo opprimente, spesso può bastare l’attivazione della funzione “deumidificazione”, in quanto l’umidità presente nell’aria fa percepire una temperatura ben più elevata di quella reale. 

Grazie a simulazioni effettuate tramite software di calcolo dinamico orario si è verificato che portare il termostato da 26 a 28°C può far risparmiare circa il 25% di energia, considerando le diverse zone climatiche, le diverse caratteristiche delle abitazioni e 350 ore di funzionamento medio dell’impianto. Ipotizzando che una famiglia possieda due condizionatori in classe energetica intermedia per un consumo complessivo da etichetta di 346 kWh all’anno, si potrebbe ottenere un risparmio di circa 87 kWh elettrici. Se si assume inoltre che il 30% delle famiglie italiane possieda un impianto di raffrescamento (7.714.800 su un totale di 25.716.000), si potrebbero risparmiare, a livello nazionale, circa 669 milioni di kWh elettrici, corrispondenti a 52 milioni di m3 di metano.

Chiudere le persiane durante le ore più calde

È abitudine comune lasciare le persiane aperte anche quando non si è in casa, permettendo al calore di entrare attraverso gli infissi. Attivando il climatizzatore al rientro in casa, questo si trova a dover soddisfare un elevato fabbisogno di energia per raffrescare gli ambienti. Chiudere le persiane, abbassare le tapparelle o comunque schermare i serramenti nelle ore centrali delle giornate estive consente di ridurre gli apporti solari in ingresso all’abitazione e, conseguentemente, l’energia richiesta dai climatizzatori.

Il risparmio dovuto a questo semplice accorgimento varia considerevolmente in base all’esposizione dell’abitazione e alla quantità di superfici vetrate, ma si stima che consenta di risparmiare fino al 25% in media del consumo di partenza (circa di circa 85 kWh elettrici a famiglia). Moltiplicando questo dato per il 30% dei nuclei familiari si ottiene un risparmio di 658 milioni di kWh elettrici, corrispondenti a 51 milioni di m3 di metano. Questa ipotesi presuppone che tutte le famiglie che dispongano di un climatizzatore possano schermare i serramenti durante le ore centrali della giornata.

Scegliere la tecnologia inverter

In un condizionatore con sistema di controllo inverter, la velocità di rotazione del compressore viene regolata costantemente e questo permette di avere prestazioni ottimali in qualsiasi condizioni di impiego, adeguando la potenza frigorifera e termica erogata all’effettiva necessità. Questi modelli, particolarmente funzionali quando si prevede di tenere accesa l’aria condizionata per molte ore di seguito, costano di più rispetto a quelli dotati di tecnologia on-off ma il consumo energetico e la rumorosità sono minori, a fronte di un maggior comfort all’interno degli ambienti serviti.

Attenzione alla posizione

In fase di installazione, è importante collocare il climatizzatore nella parte alta della parete: l’aria fredda tende infatti a scendere e si mescolerà più facilmente con quella calda che invece tende a salire. Occorre assolutamente evitare di posizionare il climatizzatore dietro divani o tende: l’effetto-barriera blocca la diffusione dell’aria fresca.

Un climatizzatore per stanza

Installare un condizionatore potente in corridoio sperando che rinfreschi l’intera abitazione è inutile: l’unico risultato sarà quello di prendersi un colpo di freddo ogni volta che si attraversa il corridoio andando da una stanza all’altra, in quanto sarà l’unico ambiente ad essere raffrescato.

Non lasciare porte e finestre aperte

Il climatizzatore raffresca e deumidifica l’ambiente in cui è installato trasferendo il calore e l’umidità all’esterno. L’ingresso nella stanza di“nuova” aria calda obbliga l’apparecchiatura a compiere un lavoro supplementare per riportare la temperatura e l’umidità ai livelli richiesti, con un conseguente dispendio di energia.

Usare il timer e la funzione ‘notte’

Grazie a queste funzioni è possibile ridurre al minimo il tempo di accensione dell’apparecchio e aumentare il comfort. Inoltre, consentono di accendere e spegnere il climatizzatore anche a distanza e di tenerlo in funzione per il solo periodo di tempo in cui se ne ha realmente bisogno. La funzione “notte” o “sleep” regola, nelle ore notturne, la temperatura ambiente in modo da rispondere alla variazione della temperatura corporea.

Attenzione alla pulizia e alla corretta manutenzione

I filtri dell’aria e le ventole devono essere ripuliti alla prima accensione stagionale e almeno ogni due settimane, perché si tratta del luogo dove più di frequente si annidano muffe e batteri dannosi per la salute, tra i quali il batterio della legionella che può essere mortale. È importante inoltre controllare la tenuta del circuito del gas. Si ricorda inoltre che la normativa prevede l’obbligo del libretto impianto e di controlli periodici per gli impianti con una potenza superiore a 10 kW per quelli invernali e a 12 kW per quelli estivi.

Sostituire le lampadine incandescenti

Gli apporti di calore dovuti all’illuminazione sono una parte non trascurabile del carico termico all’interno delle abitazioni. Le lampade a incandescenza, in particolare, trasformano in calore il 90% dell’energia elettrica assorbita, in parte dissipato nell’ambiente per radiazione (80%), in parte per convezione e conduzione (10%). Il carico termico interno può essere ridotto sostituendo le lampadine esistenti con altre a tipologia a LED. Le luci a LED consumano infatti molta meno energia rispetto all’illuminazione a incandescenza e producono un calore minimo, riducendo il fabbisogno per raffrescamento.

Uso di pannelli solari

L’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici può permettere alle abitazioni di essere completamente indipendenti dalle forniture esterne di corrente elettrica e di altri combustibili, ad esempio il gas per l’acqua calda. 

Fai un check-up alla tua casa

Chiedere a un tecnico di effettuare una diagnosi energetica dell’edificio è il primo passo utile per valutare lo stato dell’isolamento termico di pareti e finestre e l’efficienza degli impianti di climatizzazione. La diagnosi suggerirà gli interventi da realizzare valutandone il rapporto costi-benefici. Oltre ad abbattere i costi per la climatizzazione estiva degli ambienti, gli interventi sono ancora più convenienti se si usufruisce degli incentivi disponibili.

Occhio agli incentivi

Per agevolare la sostituzione degli impianti esistenti e l’installazione di soluzioni tecnologiche ad elevata efficienza energetica, esistono varie forme di incentivo. In particolare, per l’installazione di impianti solari termici è possibile accedere al Conto Termico 2.0, alle detrazioni fiscali del 50% (bonus casa) e del 65% (ecobonus). La stessa cosa vale per l’installazione di pompe di calore, se destinate a sostituire il vecchio impianto termico. Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, invece, l’incentivo da considerare è il bonus casa con detrazione al 50% (https://www.efficienzaenergetica.enea.it/detrazioni-fiscali.html).

Le misure elencate per il settore residenziale possono ritenersi valide anche per gli uffici, dove uno studio condotto da ENEA in collaborazione con Assoimmobiliare evidenzia come la climatizzazione estiva costituisca il 57% dei consumi totali di energia elettrica.

FONTE UNI – CONFARTIGIANATO BERGAMO

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Fonte: Klima Haus – Casa Clima

Qualità dell’aria interna e inquinamento indoor: fonti e soluzioni per il comfort

L’aria che respiriamo in casa, al lavoro e sui mezzi pubblici, può compromettere il nostro benessere: spesso più all’interno che all’esterno si concentrano agenti inquinanti chimici, biologici e fisici pericolosi per l’uomo. È importante, quindi, essere consapevoli e attenti, ricorrendo alle giuste soluzioni per migliorare la qualità dell’aria interna.

Con aria interna si fa riferimento a quella che respiriamo in casa, in ufficio, negli edifici destinati al tempo libero, ovvero in tutti quegli spazi confinati in cui è prevista la permanenza delle persone. Passiamo più tempo al chiuso che all’aperto, eppure, dedichiamo grande attenzione all’inquinamento atmosferico, ma non abbiamo la giusta sensibilità al tema dell’inquinamento indoor, che talvolta presenta livelli di inquinanti maggiori rispetto all’esterno.

L’insalubrità dell’aria in uno spazio chiuso, che può essere causata da vernici, arredamento, muffe, elevati livelli di umidità, ha effetti negativi sulla salute delle persone, sul loro benessere e sulla loro produttività; può provocare malattie a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, favorire asma, allergie e malessere, una combinazione di sintomi spesso chiamata “sindrome da edificio malato” (Sick Building Syndrome). La pericolosità di questa miscela di sostanze inquinanti in un ambiente confinato, dipende dalla durata prolungata e costante dell’esposizione.

Le fonti dell’inquinamento indoor e gli effetti sulle persone

La qualità dell’aria può essere compromessa da diverse fonti inquinanti, sia interne che esterne, responsabili di agenti chimici, fisici e biologici di differente pericolosità, concentrazione e tipologia.

Cosa s’intende nello specifico con il termine inquinamento indoor? Il Ministero della Salute ha fornito una spiegazione esaustiva di questo fenomeno: “la modificazione della normale composizione o stato fisico dell’aria atmosferica interna, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria stessa e tali da costituire un pericolo ovvero un pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell’uomo.”

Tra le fonti inquinanti più diffuse ci sono i prodotti per le pulizie, per la costruzione e la manutenzione degli edifici, la presenza di eccessiva umidità, gli impianti di condizionamento e ventilazione, i processi di combustione per il riscaldamento e per cucinare, l’utilizzo di appositi macchinari e alcune caratteristiche fisiche del luogo.

MULTIPOR COMPACT di YTONG è stato progettato per migliorare l’isolamento e ridurre il problema delle muffe. Si tratta di un pannello naturale, traspirabile e la sua capacità di regolazione igroscopica permette di eliminare la formazione di muffe o alghe, potenzialmente dannose per la salute.

Gli agenti chimici più diffusi e pericolosi sono il monossido di carbonio, il fumo di tabacco, ossidi di zolfo e azoto, ozono (emesso ad esempio dalle fotocopiatrici), i composti organici volatili, gli antiparassitari. Attenzione, quindi, ai materiali edili, alle vernici, agli arredi, alle stufe e ai caminetti e ai detergenti che si scelgono per pulire la casa.

Gli agenti biologici sono microrganismi, viventi e non, presenti in casa, come muffe, batteri, spore fungine, polline e parassiti vari.

Gli acari sono responsabili di allergie respiratorie: questi animali si annidano nelle nostre case, specialmente sulle poltrone e tappeti. Per sconfiggerli efficacemente vi consigliamo di rimuovere la polvere dalle superfici, lavare la biancheria a 60° e soprattutto arieggiare gli ambienti in quanto gli acari proliferano in aree umide.

Le muffe sono uno dei problemi più fastidiosi: la loro proliferazione è dovuta all’umidità e scarsa ventilazione. Al fine di combattere la presenza di muffe vi consigliamo di mantenere sotto controllo il livello di umidità della casa, assicurandovi di eliminare prontamente le macchie usando tinture speciali.

Per gli agenti fisici, come il Radon, va prestata particolare attenzione alla costruzione degli ambienti interrati o sotterranei, che deve essere effettuata con particolari attenzioni costruttive.

La concentrazione di tutte queste sostanze diventa preoccupante perché oggi, per favorire il risparmio energetico, gli edifici sono più isolati e impermeabili all’aria, riducendo così la ventilazione degli stessi. Per sopperire a questo problema si installa un sistema di ventilazione meccanico che, correttamente utilizzato e manutenuto, permette di avere il corretto numero di ricambi d’aria.

WHR 61 “single room” di RDZ è un dispositivo per la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, che aiuta il rinnovo dell’aria. 

Soluzioni per migliorare la qualità dell’aria interna di casa o dell’ufficio

In un edificio davvero sostenibile, la qualità dell’aria interna dovrebbe essere un criterio progettuale e per questo è fondamentale scegliere attentamente i materiali con cui costruire o ristrutturare un edificio.

materiali naturali, ad esempio, vengono prodotti e trattati senza ricorre a sostanze chimiche potenzialmente nocive. Per certificare la naturalezza dei prodotti commercializzati o le loro prestazioni, oggi molto aziende li sottopongono ad appositi iter per ottenere delle certificazioni che ne attestino la qualità.

I prodotti URSA TERRA in lana minerale, così come URSA GLASSWOOL in lana di vetro, si contraddistinguono per una ridottissima emissività di COV e formaldeide. Questo li rende prodotti adatti a favorire il risparmio energetico, senza rinunciare alla qualità dell’aria interna: sono soluzioni indicate per edifici sostenibili e votati al massimo benessere abitativo

Anche con le vernici e le finiture è bene fare attenzione, esistono prodotti naturali e anche antibatterici. Altrettanto importante è progettare correttamente un sistema di ventilazione che permetta il corretto ricambio d’aria. Gli impianti di ventilazione meccanica sono dotati di filtri, purificatori e deumidificatori, al fine di garantire l’estrazione dell’aria viziata, l’immissione di aria purificata e la regolazione del tasso di umidità degli ambienti interni. Esistono, poi, soluzioni per la purificazione dell’aria, con prestazioni differenti adatte sia a un ambiente domestico, che a luoghi come case di riposo, scuole o ambienti affollati. Si va dai purificatori portatili per la casa a dispositivi per la filtrazione dell’aria attraverso sistemi di canalizzazione.

ARYA indoor è una soluzione Fassa Bortolo pensata per la lotta all’inquinamento indoor, che si compone di una lastra in cartongesso Gypsotech GypsoARYA HD e dalla pittura per interni Pothos 003. Questi prodotti riescono a catturare la formaldeide e trasformarla in un composto innocuo.

E se fossero le piante a ridurre l’inquinamento indoor?

La presenza del verde in uno spazio confinato offre sicuramente un aiuto naturale per la purificazione dell’aria. Partendo da questo punto, la ricerca si è mossa per ottenere delle vere e proprie piante “mangia smog”, ovvero in grado di assorbire e metabolizzare alcuni inquinanti pericolosi per l’uomo. È un progetto portato avanti dall’Università di Washington, i cui ricercatori hanno modificato geneticamente una pianta, che ora è capace di scomporre le sostanze inquinanti in composti da lei assimilabili. I primi test hanno avuto successo e così i ricercatori si stanno muovendo per ottenere piante in grado di digerire anche altre sostanze inquinanti molto diffuse negli ambienti interni, come la formaldeide e il fumo di tabacco.

Occorre prestare attenzione anche ai detergenti per la pulizia della casa, spesso ricchi di sostanze nocive come il benzene e la formaldeide. In particolare quest’ultimo elemento chimico è riscontrabile anche nelle tappezzerie, moquette e altri prodotti tessili.

Come combattere l’inquinamento indoor: consigli pratici

Per combattere l’inquinamento indoor è possibile attuare alcune pratiche strategie così da rendere l’aria di casa più salubre per tutta la famiglia. Prima di tutto controllate sempre il livello di umidità in casa, cercando di mantenerla tra i 18° e i 22°: l’umidità è la causa primaria della formazione di muffe e batteri i quali comportano allergie e problemi respiratori. Una corretta ventilazione degli ambienti vi consentirà di diminuire la presenza di polveri e microrganismi: lasciate sempre areare la casa facendo uscire le sostanze inquinanti.

Gli impianti di condizionamento devono essere opportunamente puliti e i filtri dell’aria condizionata cambiati ogni inizio stagione: in questo modo manterrete gli impianti perfettamente funzionanti e non farete propagare polveri e batteri.

prodotti con certificazione ambientale sono una buona risorsa per prevenire il diffondersi dei VOC: potete optare per detersivi ecologici oppure per rimedi naturali laddove non è necessario utilizzare prodotti specifici.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

Fonte: Info Build Energia

 

Mala aria di città 2020

“Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA) l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane.

Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3).”

qui di seguito troverete il link con l’intero dossier promosso da Legambiente.

https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/01/Malaria-di-citta-2020.pdf

Fonte Legambiente

Come si fa a ridurre davvero l’inquinamento nelle città?

L’inquinamento è in aumento nel nostro paese, e le leggi e le misure che dovrebbero tutelare la qualità dell’aria non hanno ancora dato i loro frutti. Se le targhe alterne non bastano, ecco cosa potrebbe funzionare davvero.

Gli abitanti delle città sono esposti a livelli eccessivi di inquinamento atmosferico, con conseguenze negative sulla loro salute e sull’intera economia, secondo il rapporto Qualità dell’aria in Europa” dell’Agenzia europea per l’ambiente. L’ultima analisi mostra che l’esposizione all’inquinamento atmosferico ha causato oltre 370.000 decessi prematuri nell’Ue nel 2016. Nel 2017, l’inquinamento atmosferico ha superato i valori massimi delle linee guida sulla qualità dell’aria stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 69 percento delle stazioni di monitoraggio in Europa. Rispetto ai valori limite dell’Ue, le concentrazioni di inquinanti atmosferici erano troppo elevate in sette paesi – fra cui l’Italia.

Ecco cosa potrebbe aiutare davvero a invertire la rotta.

Di cosa parliamo quando parliamo di inquinamento

Il primo passo per affrontare l’inquinamento atmosferico è comprenderlo appieno o, diciamo, rendere visibile  l’invisibile” dice a Wired Harold Rickenbacker, esperto di aria pulita e innovazione presso l’Environmental Defense Fund (Edf), dice.

La maggior parte delle città ha sistemi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico convenzionali, con sensori distanti miglia l’uno dall’altro, il che lascia grandi lacune nei dati. Ad esempio, l’inquinamento atmosferico può essere fino a 8 volte peggiore a un’estremità di un isolato rispetto a un altro”, continua Rickenbacker. “Ma grazie ai nuovi progressi tecnologici, i sensori possono fornire informazioni incredibilmente dettagliate su strutture, strade o quartieri specifici e su come la qualità dell’aria può cambiare in tali luoghi nel corso di una giornata, di una settimana o di un anno. Stiamo vedendo città di tutto il mondo – tra cui Londra, Oakland e Houston – utilizzare queste informazioni quartiere per quartiere in modo da promuovere soluzioni locali su misura che proteggano la nostra salute e il nostro ambiente”.

Gli inquinanti atmosferici principali includono il particolato, seguito da carbonio, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, ammoniaca, monossido di carbonio e metano. Uno degli indicatori utilizzati dall’Agenzia europea per l’ambiente misura la concentrazione del particolato nelle aree urbane. L’agenzia considera i particolati grossi (Pm10 o <10µm) che possono essere trasportati in profondità nei polmoni, dove possono causare infiammazione o esacerbare le condizioni delle persone che soffrono di cuore e malattie respiratorie. Tra questi, la sottocategoria dei particolati fini (Pm2.5 o <2.5 µm) sono quelli i cui effetti dannosi sulla salute sono ancora più gravi in quanto possono essere aspirati più profondamente nei polmoni e possono essere più tossici.

Secondo lo studio Countdown on Health and Climate Change uscito recentemente su The Lancet, in Italia nel 2016 sono stati registrati 45.600 morti premature da esposizione al particolato.

Da noi il Pm2.5 è infatti passato da una media di 19.3 a 19.4 negli ultimi anni, e sempre più regioni registrano livelli di inquinamento troppo alti. La mappa del sito Monitoraggio dell’indice di qualità dell’aria, che riporta i valori di qualità dell’aria pubblicati e validati dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa), mostra livelli pessimi in zone cittadine come quelle di Milano, Torino, Genova, Perugia, Spoleto, Rieti, Roma.

L’allegato XI al decreto legislativo n. 155 del 2010 ha in teoria fissato il limite giornaliero del Pm10: non sono concessi più di 50 millesimi di grammo al metro cubo, da non superare più di 35 volte per anno. Di conseguenza, regioni e comuni italiani hanno applicato misure come le targhe alterne per contrastare l’inquinamento o almeno abbassare la media. Eppure questi provvedimenti non sono stati finora sufficienti a risolvere il problema.

Piste ciclabili e trasporti pubblici più efficienti

La promozione di modelli di mobilità alternativi può ridurre di molto gli effetti dannosi dell’inquinamento atmosferico. Molte città stanno lavorando per fare meno affidamento sulle auto come mezzo di trasporto, rendere le loro città accessibili per le biciclette introducendo nuove piste ciclabili e investire in più mezzi pubblici.

Fra le 20 città più bike-friendly selezionate da Wired Usa, non c’è tuttavia nessuna città italiana. In cima alla classifica troviamo Copenaghen, Amsterdam e Utrecht. La capitale danese ha investito più di $45 pro capite in infrastrutture per i ciclisti e dispone di quattro nuovi ponti per biciclette costruiti o in costruzione, nonché oltre 6 chilometri di nuove piste.

Ma, per alcune città come Los Angeles (la seconda città più grande per popolazione degli Stati Uniti), l’espansione urbana rappresenta un vero ostacolo allo sviluppo di una metropoli adatta alle biciclette. Tuttavia, grazie al suo vasto sistema di trasporto pubblico, l’area losangelena ha evitato una cultura completamente basata sull’automobile: ci sono più di 500 linee di autobus, e i pendolari hanno a disposizione un mezzo pubblico ogni 6 minuti in media. Un esempio da seguire.

Veicoli privati meno inquinanti, strade migliori e car sharing

Le auto sono responsabili di circa il 12% delle emissioni totali di CO2 in Europa. Dal 2009 la legislazione dell’Ue stabilisce obiettivi obbligatori di riduzione delle emissioni per le nuove auto e standard più rigorosi, gradualmente introdotti già quest’anno, si applicheranno dal 2021 in poi. Il nuovo regolamento, adottato Il 17 aprile 2019 dal Parlamento europeo e dal Consiglio, è in vigore dal 1° gennaio. Per incoraggiare l’eco-innovazione, ai produttori possono essere concessi crediti di emissione.

Rickenbacker spiega: “Ciò che riteniamo sia più efficace sono politiche e normative più intelligenti. Le città di tutto il mondo stanno generando una ‘corsa verso l’alto’ nella lotta all’inquinamento atmosferico, chiedendo che le aree urbane più grandi del mondo agiscano subito. Man mano che più città iniziano a imporre politiche, come la nascita di aree locali a bassa emissione, le aziende saranno costrette a conformarsi e investire in soluzioni. Alla fine, è la leadership politica che dovrà portare a casa i risultati di cui abbiamo bisogno per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico mondiale, e i cambiamenti climatici in senso più ampio”.

In Europa, Parigi, Madrid e Atene hanno deciso di vietare completamente le auto diesel entro il 2025, mentre la Norvegia ha abbracciato pienamente le auto elettriche. Un altro caso interessante è quello delle auto a Durban, in Sudafrica. Oltre alla tecnologia, gli interventi di miglioramento della strada hanno ridotto il tempo di viaggio e aumentato l’efficienza del trasporto di merci su strada riducendo le emissioni.

Infine, la sharing economy offre la possibilità di ridurre il numero di veicoli, così come gli incidenti e il traffico. L’auto media rimane inutilizzata per oltre il 90% delle volte, trasporta in media solo una persona e mezza e costa in media €6.500 all’anno, secondo la Federazione europea per trasporti e ambiente.

La transizione non sarà indolore o facile, poiché le auto condivise e di proprietà privata inizialmente competono per lo spazio e un migliore utilizzo, producendo benefici positivi ma modesti” scrive la Federazione. “Tuttavia, il premio finale, per rivendicare le nostre strade dal dominio dell’auto, trasformerebbe la qualità della vita urbana”.

Contro i timori che le app per il car sharing non servano a granché o facciano peggio, la Federazione aggiunge: “Le app per la condivisione di corse incoraggiano anche un cambiamento comportamentale verso un trasporto multimodale e sostenibile che integra le forme di trasporto pubbliche e attive (in bicicletta e a piedi). Inoltre, mentre i servizi di car sharing a lunga distanza effettivamente competono con i servizi ferroviari e di autobus, aumentano in modo significativo l’occupazione delle auto e riducono le emissioni per chilometro”.

Consegne a domicilio più ecologiche

La logistica ha un impatto devastante sulla qualità dell’aria. “Un’altra soluzione è rendere i trasporti più ecologici, in particolare per la consegna”, Rickenbacker aggiunge. “L’inquinamento atmosferico è una conseguenza non voluta dell’aumento dello shopping online, ma i veicoli a emissioni zero sono una parte importante della soluzione”.  Perché? È semplice: “La maggior parte delle consegne avviene tramite camion a diesel che pompano inquinanti atmosferici pericolosi nell’aria che respiriamo e il pubblico se ne accorge. Mentre sono necessarie ulteriori azioni, stiamo assistendo ad alcuni movimenti incoraggianti in termini di cambiamenti reali e alcune aziende stanno effettivamente investendo in soluzioni. Etsy ha annunciato la spedizione a emissioni zero e Amazon ha annunciato che avrebbe aggiunto 100mila veicoli elettrici per la consegna”.

Più verde

Le piante migliorano la qualità dell’aria attraverso diversi meccanismi: assorbono l’anidride carbonica e rilasciano ossigeno con la fotosintesi, aumentano l’umidità traspirando il vapore acqueo attraverso i microscopici pori delle foglie, filtrano i particolati dall’aria e aiutano a raffreddare le città soggette al cosiddetto effetto isola di calore urbana.

Per questo, ci sono strutture come il Bosco Verticale a Milano e ci sono i parchi: in tutto capaci di assorbire quasi il 40% delle emissioni da combustibili fossili ogni anno.

La dottoressa Rita Baraldi dell’Istituto di biometeorologia a Bologna, sta studiando l’efficacia di alberi e arbusti sulla CO2 e il particolato. E ha identificato alcuni alberi più adatti di altri, fra cui: l’hackberry mediterraneo, l’olmo di campo, il frassino maggiore, il tiglio, l’acero norvegese, il cerro e il ginkgo.

Piantare alberi da solo non può bastare, però, anzi. Uno studio tedesco ha dimostrato che le emissioni dei veicoli possono reagire con le emissioni da alberi urbani e altre piante, con conseguente riduzione della qualità dell’aria nelle città in estate. Resta dunque fondamentale ridurre le emissioni provenienti da altri inquinanti.

Edifici innovativi (o anche semplicemente ristrutturati)

Nel 2016 l’artista e innovatore olandese Daan Roosegaarde ha costruito a Pechino il prototipo della prima Smog-free Tower in alluminio alta sette metri: come un aspirapolvere, capace di raccogliere il 75% del particolato nell’atmosfera e così pulire 30mila metri cubi d’aria all’ora. Più recentemente, lo Smog Eating Billboard presentato in Messico ha la capacità di produrre energia pulita per 104mila persone al giorno, e altri sono in corso di realizzazione.

In Europa gli edifici rappresentano il 40% della domanda energetica, producono il 36% delle emissioni di CO2 e 9 su 10 attualmente esistenti saranno ancora in uso nel 2050. Perciò ristrutturare in maniera efficiente è fondamentale.

Lo stato degli edifici dell’Ue ha il potenziale per creare o distruggere qualsiasi obiettivo di energia, emissioni e ambiente fissato nei prossimi mesi”, scrive il direttore della campagna Renovate Europe Adrian Joyce. Renovate Europe ha infatti l’ambizione di ridurre dell’80% la domanda di energia del patrimonio edilizio dell’Unione Europea entro il 2050.

Edifici vecchi, freddi e umidi hanno un impatto diretto sull’aria che respiriamo sia quando siamo all’interno, sia all’esterno. Abitazioni di qualità inferiore richiedono un elevato consumo di energia per raggiungere il comfort termico: chi non può permettersi di sostenerne i costi viene spinto verso la povertà energetica e rischia di ammalarsi più facilmente.

D’altronde, secondo Joyce, luoghi di lavoro più salutari potrebbero salvare una cifra stimata in 500 miliardi di euro all’anno in Europa. E, secondo uno studio dell’Energy Efficiency Industrial Forum, ogni milione di euro investito nell’efficienza energetica nel settore residenziale porta alla creazione di 23 posti di lavoro.

Non a caso, anche il Green Deal europeo che sta prendendo forma in queste settimane incoraggia un uso più efficiente degli edifici, con l’obiettivo di almeno raddoppiare il tasso di ristrutturazione (appena all’1% attualmente).

L’educazione ambientale

Come ha più che mai messo in luce il movimento Fridays For Future, la formazione di giovani responsabili e sensibili alle questioni ambientali è fondamentale. Del resto, i bambini sono spesso a rischio proprio per via dell’inquinamento atmosferico, anche la loro performance scolastica peggiora dove la qualità dell’aria è più bassa e il fenomeno è ulteriormente aggravato in condizioni di povertà.

Secondo Navdha Malhotra, direttrice associata dell’agenzia Purpose Climate Lab, moltissimo può essere fatto dagli studenti più giovani o insieme a loro.

Vent’anni fa, quando gli studenti di Delhi hanno preso posizione contro i petardi in fiamme, il loro movimento inizialmente ha incontrato scetticismo, ma presto è diventato un successo senza precedenti”, scrive Malhorta. “Il movimento dura ancora oggi, mettendo in mostra il potere di voci giovani, mentre nuovi studenti si uniscono alla causa ogni anno. In quanto ex studentessa che ha partecipato ai primi anni del divieto dei petardi, sono una testimone del potenziale degli studenti per il cambiamento”. Si può fare molto, anche nelle scuole: “My Right To Breathe si è unito per dare potere agli studenti degli istituti pubblici e privati nella lotta all’inquinamento atmosferico e sono orgogliosa di sostenere questa campagna”.

Continua la direttrice: “Il cambiamento dovrebbe includere le azioni intraprese dalle scuole, nonché da insegnanti e amministratori (…) Fornire agli studenti gli strumenti per parlare con le loro famiglie e le loro comunità, per andare oltre le mascherine o i filtri per l’aria, è un passo potente che solo le scuole possono fare. Immagina un’intera generazione che prende i mezzi pubblici e il carpool, separa e riduce i rifiuti, usa energia solare in casa come fosse una cosa naturale anziché una lotta. Una generazione che vive una vita lunga e sana e non avrà mai più bisogno di comprare una mascherina per un bambino”.

Una tecnologia migliore

Alcune buone idee possono venire anche dalla Solar Impulse Foundation, che prende il nome dall’aereo usato nel 2016 per il viaggio intorno al mondo su un aereo a energia solare da Bertrand Piccard e André Borschberg. Nel tentativo di dimostrare che l’ecologia può anche generare profitti, Piccard ambisce a trovare 1.000 “soluzioni efficienti” entro i prossimi due anni. Giudicati ed etichettati da esperti indipendenti, ci sono 287 prodotti o servizi finora definiti come tali.

Nel campo dell’inquinamento atmosferico, ci sono moto elettriche, uno shuttle a energia solare e saponi vegetali. Ma anche un sistema di purificazione dell’aria a livello del suolo sviluppato in Italia, Air Pollution Abatement (Apa), che controlla la qualità dell’aria in siti industriali, luoghi di lavoro, spazi urbani, aree commerciali e residenziali. Apa funziona come piattaforma multiservizio intelligente che integra un sistema di monitoraggio dei sensori ambientali intelligenti, Wifi, IoT, soluzioni Ai e fornisce dati in tempo reale basati su cloud.

Fonte Wired

Il Radon

Il radon è un gas naturale radioattivo, incolore e inodore e proviene dal decadimento di uranio e radio, sostanze radioattive naturalmente presenti sulla Terra. E’ presente nel suolo, nei materiali da costruzione (tufo, alcuni tipi di granito), nelle acque sotterranee; essendo gassoso, può facilmente fuoriuscire da tali matrici. All’aperto il radon si disperde e si diluisce, mentre in ambienti chiusi può accumularsi, raggiungendo a volte concentrazioni rilevanti.

L’uranio è presente, in concentrazione variabile, in tutte le tipologie di rocce e di terreni; il radon, a sua volta, può essere presente ovunque, anche in suoli poveri di uranio, perché vi viene trasportato da flussi di aria o di acqua sotterranei.

Quali sono gli ambienti più “a rischio” rispetto al radon?

Come premesso, suolo, rocce, materiali da costruzione (tufo, granito) e falde acquifere sono le principali sorgenti di radon.

Il radon proveniente dal suolo, penetra negli edifici attraverso le porosità del suolo stesso e del pavimento, le microfratture delle fondamenta, le giunzioni pareti – pavimento, i fori delle tubazioni. E’ quindi più probabile trovare elevate concentrazioni in ambienti a contatto diretto col suolo stesso (interrati e seminterrati, piani terra privi di vespaio areato), soprattutto se costruiti in aree in cui il suolo sottostante è ricco di radon (o dei suoi “precursori”, radio e uranio) ed è molto permeabile o fratturato. L’accumulo del gas radon in ambienti indoor è anche favorito da uno scarso ricambio d’aria.

Potenzialmente si possono quindi avere elevate concentrazioni di radon in ambienti come miniere (prevalentemente di uranio ma non solo), grotte, catacombe e sottovie. Anche gli stabilimenti termali sono ambienti in cui si possono trovare elevate concentrazioni di radon, poiché può essere veicolato da acque che ne sono particolarmente ricche.

 

Per approfondire il tema

https://www.arpalombardia.it/Pages/Radioattivita/Radon/Mappatura%20del%20rischio.aspx?firstlevel=Radon

 

Fonte ARPA Lombardia

L’aumento delle emissioni di anidride carbonica sta rallentando?

Sebbene quest’anno il tasso di crescita sia più lento rispetto agli anni passati, le emissioni di anidride carbonica dovranno essere ridotte a zero se si vorrà salvare il pianeta dal riscaldamento globale. I dati presentati durante la Cop25.

Se da una parte le emissioni di anidride carbonica, il gas serra responsabile del riscaldamento globale, continuano ad aumentare, dall’altro, magra consolazione, crescono a un ritmo più lento rispetto al passato. A raccontarlo, mentre è in corso la Cop25 (l’annuale conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul clima) a Madrid, sono stati i ricercatori dell’Università dell’East Anglia (Uea), in collaborazione con l’Università di Exeter, secondo cui quest’anno le emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili sono cresciute dello 0,6%, raggiungendo quasi 37 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2). Vale a dire una riduzione significativa rispetto all’1,5% nel 2017 e il 2,1% nel 2018. Lo studio Global Carbon Project 2019 è stato appena pubblicato su Nature Climate ChangeEarth System Science Data ed Environmental Research Letters.

Il tasso di crescita più lento delle emissioni di anidride carbonica nel 2019, spiegano i ricercatori, è dovuto principalmente a drastiche riduzioni dell’utilizzo del carbone da parte degli Stati Uniti e dell’Unione europea (-10%), e, in aggiunta, a una crescita più lenta dell’uso di carbone da parte di Paesi come la Cina e l’India. Inoltre, quest’anno, secondo le stime dello studio, le emissioni di CO2 dovute al consumo di petrolio, dovrebbero crescere dello 0,9%, mentre per quelle dovute all’uso di gas naturale, che rappresenta la fonte di emissioni in più rapida crescita, l’aumento previsto è del 2,6%. Mentre si prevede che le emissioni derivanti dalla combustione del carbone diminuiranno dello 0,9%.

Sebbene le strategie climatiche ed energetiche stiano emergendo, sottolineano i ricercatori, non sono ancora sufficienti per invertire la tendenza delle emissioni globali. “Un fallimento nell’affrontare prontamente i fattori trainanti alla base della continua crescita delle emissioni limiterà la capacità del mondo di spostarsi su un percorso coerente all’obiettivo dell’Accordo sul clima di Parigi”, spiega Pierre Friedlingstein, dell’università di Exeter. “La scienza è chiara: le emissioni di CO2 devono ridursi a zero a livello globale per fermare un ulteriore riscaldamento del pianeta”.

(infografica: University of East Anglia, University of Exeter e Global Carbon Project)

Le emissioni globali di CO2, ricordano i ricercatori, sono cresciute in media dello 0,9% all’anno dal 2010, più lentamente del 3% degli anni 2000. Mentre quest’anno le stime delle emissioni provocate dalla deforestazione, hanno raggiunto 6 miliardi di tonnellate di CO2, circa 0,8 miliardi di tonnellate in più rispetto ai livelli del 2018. Le emissioni totali di CO2 prodotte dalle attività umane – compresa la combustione di combustibili fossili e il consumo di suolo – dovrebbero raggiungere i 43,1 miliardi di tonnellate nel 2019. Mentre, la concentrazione di CO2 atmosferica nel 2019 dovrebbe essere del 47% al di sopra dei livelli preindustriali.

In Europa, sempre secondo le stime del nuovo studio, le emissioni sono diminuite dell’1,7% nel 2019, con una riduzione prevista del 10% delle emissioni a base di carbone. Mentre, il consumo petrolio continua ad aumentare, portando a un aumento delle emissioni dei prodotti petroliferi dello 0,5%. Anche il consumo di gas continua a crescere, di circa il 3% di media, sebbene a un tasso molto variabile tra gli stati membri dell’Ue. “Le attuali politiche climatiche ed energetiche sono troppo deboli per invertire le tendenze delle emissioni globali”, spiega Corinne Le Quéré, ricercatrice dell’Uea. “Le politiche hanno avuto successo a vari livelli nell’implementazione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, come i veicoli solari, eolici ed elettrici. Ma queste spesso si aggiungono alla domanda esistente di energia anziché sostituire le tecnologie che emettono CO2, in particolare nei paesi in cui la domanda di energia è in crescita. Abbiamo bisogno di politiche più forti volte a eliminare gradualmente l’uso di combustibili fossili”.

Fonte: Wired