La soluzione Fineco per il superbonus 110%

Fineco sta mettendo a punto un servizio per offrire ai propri clienti la possibilità di cedere il credito di imposta derivante dagli interventi di riqualificazione energetica previsti dagli art. 119 e 121 del «c.d. Decreto Rilancio» convertito in Legge n. 77 del 17 Luglio 2020.

Il decreto sopra citato, offre infatti la possibilità di ottenere:

  • una detrazione fiscale che arriva fino al 110% per determinati interventi di riqualificazione energetica e antisismica (c.d. Superbonus)
  • un anticipo immediato del credito fiscale da parte della Banca tramite la cessione a quest’ultimo del credito vantato2

Di seguito vi proponiamo l’offerta Fineco:

Sanificazione attiva: ambienti sicuri al 99.7%

Il dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “Luigi Sacco” dell’Università degli studi di Milano ha condotto una sperimentazione riguardante i sistemi di sanificazione attiva.

Dai loro studi si evince che tali sistemi di sanificazione hanno la capacità di abbattere la carica virale di SARS-CoV-2 distribuita sia su una superficie che su un tessuto.

E’ stato dimostrato che con un trattamento di 20 minuti dell’aria esposta al virus vi è un abbattimento del 90% maggiore rispetto al naturale decadimento del virus nel caso delle superfici e del 99.7% nel caso dei tessuti.

Da qui deriva la nostra proposta di acquisto di tale prodotto per garantirvi una sanificazione attiva efficiente degli ambienti. Non esitate a contattarci per dubbi e chiarimenti.

Di seguito trovate il documento ufficiale del dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “Luigi Sacco” e documentazione riguardante il sistema di sanificazione attiva Dust-Free:

Covid-19: come viaggia nell’aria con un colpo di tosse e gli effetti dei sistemi di aerazione

Per la prima volta è stato documentato che il raddoppio della portata dell’aria condizionata (calcolata in metri cubi orari) all’interno di una stanza chiusa riduce la concentrazione delle particelle contaminate del 99,6%. Studio Bambin Gesù – Ergon Research – SIMA

Un colpo di tosse in un pronto soccorso al tempo del COVID-19. Il viaggio nell’aria delle goccioline salivari grandi (droplet) e di quelle microscopiche (aerosol) emesse col respiro. Una simulazione in 3D realizzata dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù riproduce esattamente il movimento delle particelle biologiche nell’ambiente e l’impatto dei sistemi di aerazione sulla loro dispersione. I risultati dello studio, condotto con lo spin-off universitario Ergon Research e la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Research, fornendo informazioni importanti per contenere la diffusione del virus SARS-CoV2 negli ambienti chiusi anche attraverso il trattamento dell’aria.

LO STUDIO

Lo studio sulla dispersione di contaminante negli ambienti chiusi è stato realizzato dagli specialisti del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e dalla Direzione Sanitaria del Bambino Gesù, in collaborazione con gli ingegneri di Ergon Research e la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) per la supervisione tecnico-scientifica.

I ricercatori hanno utilizzato potenti strumenti di “simulazione fluidodinamica computazionale” (CFD – Computational Fluid Dynamics) per ricreare virtualmente la sala d’aspetto di un pronto soccorso pediatrico dotata di sistema di aerazione, con all’interno 6 bambini e 6 adulti senza mascherina. In questo ambiente virtuale è stato tracciato il comportamento delle goccioline e dell’aerosol nei 30 secondi successivi al colpo di tosse in tre diversi scenari: con il sistema di aerazione spento, a velocità standard e a velocità doppia, per valutare quanta aria contaminata avrebbe respirato ogni persona presente.

Utilizzando la serie di parametri fisici che regola la dispersione aerea delle particelle biologiche (velocità, accelerazione, quantità, diametro delle droplet, turbolenza, moti connettivi generati dall’aria condizionata), i ricercatori hanno ottenuto una simulazione 3D “fisicamente corretta”, che riproduce, cioè, quello che accadrebbe esattamente in un ambiente reale. «La nostra simulazione in 3D si basa su parametri fisici reali, come la velocità dell’aria che esce da un colpo di tosse, la temperatura della stanza e la dimensione delle goccioline di saliva. Non è una semplice animazione» sottolinea il dott. Luca Borro, specialista 3D del Bambino Gesù e primo autore dello studio. «Grazie a questi parametri e ad algoritmi complessi di fluidodinamica riusciamo ad avere una simulazione dei fenomeni studiati il più possibile vicina alla realtà».

«Siamo orgogliosi di contribuire a questo studio con le nostre conoscenze di fluidodinamica computazionale» afferma Lorenzo Mazzei, consulente CFD di Ergon Research. «L’attività ha dimostrato che, se usati correttamente, questi strumenti possono favorire una maggior comprensione del fenomeno e guidare verso un utilizzo efficace della ventilazione meccanica per migliorare la qualità dell’aria negli ambienti indoor».

I RISULTATI

I risultati dello studio confermano che i sistemi di condizionamento dell’aria svolgono un ruolo determinante nel controllo della dispersione di droplet e aerosol prodotti col respiro negli ambienti chiusi. Per la prima volta è stato documentato, infatti, che il raddoppio della portata dell’aria condizionata (calcolata in metri cubi orari) all’interno di una stanza chiusa riduce la concentrazione delle particelle contaminate del 99,6%. Al tempo stesso, la velocità doppia causa una dispersione aerea di droplet e aerosol più rapida e a distanze più grandi rispetto all’aria condizionata con portata standard oppure spenta: a condizionatore spento le persone più vicine al bambino che tossisce (1,76 metri nella simulazione) respirano l’11% di aria contaminata mentre i più lontani (4 metri) non vengono raggiunti dalla “nube” infetta.

Con il sistema a velocità doppia si abbatte la concentrazione di contaminante e le persone più vicine ne respirano lo 0,3%, ma vengono raggiunte rapidamente anche quelle più lontane che in questo caso respirano lo 0,08% di aerosol contaminato, percentuali bassissime e sostanzialmente irrilevanti ai fini del contagio.

«L’infezione da virus SARS-CoV-2 – spiega il prof. Carlo Federico Perno, responsabile di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia del Bambino Gesù – è trasmissibile attraverso il respiro in relazione a tre elementi fondamentali: lo status immunitario della persona, la quantità di patogeno presente nell’aria, misurata in particelle per metro cubo, e l’aereazione dell’ambiente. A parità degli altri elementi, dunque, più alta è la concentrazione di virus, maggiore è la probabilità di contagio».

«Il ricambio d’aria negli ambienti – sottolinea il prof. Alessandro Miani, presidente SIMA – anche attraverso l’attivazione di sistemi scientificamente validati di aerazione, purificazione e ventilazione meccanica controllata, si rivela fondamentale nella diluizione del virus e nel suo trasferimento, per quanto possibile, all’esterno, ovverosia nella mitigazione degli inquinanti biologici aerodispersi presenti nelle droplet, riducendo significativamente la concentrazione del patogeno in aria. Questo, unitamente all’utilizzo di mezzi di barriera (mascherine, distanziamento e igiene delle mani), oggi rappresenta il principale strumento per ridurre il rischio di contagio in ambienti confinanti».

Fonte Casa & Clima ; Confartigianato Bergamo; Lescienze.it.

Ecobonus 110% verso lo slittamento

Mancano i provvedimenti attuativi l’ecobonus al 110% e lo sconto in fattura o la cessione del credito: si attendono correttivi al Dl Rilancio.

Dal primo luglio entra in vigore l’ecobonus al 100% previsto dal decreto Rilancio, ma mancano i provvedimenti attuativi delle Entrate, per cui i contribuenti al momento non possono utilizzare l’agevolazione fiscale. E non si escludono modifiche alla norma, che potrebbe essere estesa ad altre categorie di lavori nell’ambito della legge di conversione del decreto.

L’agevolazione è prevista dall’articolo 119 del decreto Rilancio: è una detrazione al 110% che si applica a determinate tipologie di lavori edilizi (elencati nella norma, come ad esempio l’isolamento termico e della facciata e la climatizzazione edifici), dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021.  Essendo il Dl Rilancio in vigore, da luglio si potrebbe dunque applicare l’agevolazione ma, nel concreto, mancano i provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

La norma prevede infatti che le modalità attuative per  la detrazione o in alternativa per la lo sconto in fattura o cessione del credito (articolo 121 del decreto), siano stabilite da provvedimenti attuativi delle Entrate che, sempre in base al testo del decreto, dovevano già essere stati pubblicati (erano previsti entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, avvenuta il 19 maggio).

Secondo anticipazioni di stampa, tali documenti di prassi non arriveranno però prima della conversione in legge del decreto, in modo da recepire le novità introdotte dal Parlamento (ci sono decine di emendamenti già presentati). La data ultima per questo passaggio è il 18 luglio.

La legge di conversione è in questo momento in discussione alla commissione Bilancio della Camera, e in materia di ecobonus al 110% sono state presentate decine di emendamenti: proposte per allungare il periodo in cui si può utilizzare l’agevolazione, estensione a nuovi lavori, semplificazioni.

Attenzione: questo non significa che viene rinviata la data dalla quale si potranno applicare le detrazioni al 110%. A meno che non venga modificato il testo della legge su questo specifico punto (non ci sono proposte emendative anche in questo senso), l’Ecobonus resta applicabile alle spese sostenute dal primo luglio.

I provvedimenti attuativi sono però fondamentali per capire esattamente in che modo effettuare le procedure per il diritto all’agevolazione. In pratica, quindi, fino a quando non ci saranno tali circolari delle Entrate non ci sono le condizioni per applicare l’agevolazione.

Fonte: Redazione PMI.It

Comunicazioni sul Covid-19

L’Idraulica Delprato Srl, in linea con l’evoluzione delle norme, ha attuato tutte le misure necessarie per fronteggiare la pandemia da Coronavirus e informato/formato il proprio personale sulle corrette prassi da adottare per gestire questa situazione.

Pertanto vi ricordiamo che:

Il nostro staff è operativo e a vostra disposizione per la gestione delle emergenze nel massimo rispetto della propria e della vostra sicurezza, in linea con quelle che sono le indicazioni delle più recenti leggi in materia di contrasto al Covid-19.

Nella speranza possa passare il prima possibile questa emergenza e consapevoli che per realizzare ciò è fondamentale l’impegno di tutti, noi metteremo tutte le nostre forze ed energie per fare bene il nostro lavoro e permettere così a voi di svolgere il vostro non interrompendo o rallentando le consuete attività.

Vi ricordiamo che potete contattarci telefonicamente al numero 035-330067 oppure inviando una e-mail agli indirizzi info@idraulicadelprato.it  ; ufficio@idraulicadelprato.it .

Un cordiale saluto

Grazie per la collaborazione 

Alessandro Per. Ind. Delprato

20,7 gradi in Antartide, una disperata richiesta di aiuto lanciata dal pianeta

Il surreale picco di temperatura è solo l’ultimo dei molti indici di allarme che ci sono giunti dai ghiacci negli ultimi anni. Ecco perché non possiamo ignorarli

In Antartide non aveva mai fatto così caldo. Nelle scorse ore si sono registrati infatti 20,7 gradi centigradi, un valore che stupisce non solo perché molto alto, ma anche perché arriva solo una settimana dopo l’altra temperatura record di 18,3 gradi centigradi registrata nel continente. Segno che non può trattarsi di un caso, quanto di un trend ben definito.

Mentre le temperature schizzavano verso l’alto, un iceberg di 300 chilometri quadrati, più o meno le dimensioni dell’isola di Malta, si staccava dal ghiacciaio Pine Island. “Quello che è davvero preoccupante è che il flusso quotidiano di dati rivela la drammatica velocità con cui il clima sta cambiando il volto dell’Antartide” ha sottolineato Mark Drinkwateresperto di criosfera dell’Agenzia spaziale europea. Un’altra ricerca uscita in questi giorni ha evidenziato che a causa dell’innalzamento delle temperatura, le colonie di pinguini pigoscelidi antartici hanno subito un crollo fino al 77% rispetto a 50 anni fa.

Ma che in queste settimane ci sia qualcosa di climaticamente strano, lo capiamo anche da casa nostra, senza dover andare in capo al mondo. L’inverno che stiamo vivendo nel Mediterraneo è il più caldo da decenni, con temperatura che sono in media superiori di tre gradi rispetto a quelli che dovrebbero essere i valori del periodo. In Piemonte a inizio mese la colonnina di mercurio ha fatto segnare addirittura 27 gradi, trasformando quella che doveva essere una gelida giornata di inizio febbraio in un soleggiato pomeriggio di giugno.

I campanelli di allarme sull’emergenza cliamatica ormai si sprecano e giorno dopo giorno bisogna aggiornare il file degli eventi estremi. Eppure, per quanto la coscienza ambientale sia cresciuta notevolmente negli ultimi anni, tra il boom dei partiti verdi, i discorsi in Europa e oltreoceano sul Green new deal e l’affermazione dei movimenti giovanili dei Fridays for Future, la tragedia climatica in corso continua ad avere un ruolo marginale nel dibattito politico e pubblico. Il problema è sempre lo stesso: nella maggior parte dei casi l’emergenza non riguarda direttamente il presente, ma il futuro. E per questo si tende a sottostimare il problema e a rinviare la messa in pratica di politiche e azioni sì costose, ma necessarie.

Eppure la lotta al climate change non è un mero discorso ideologico, perché i cambiamenti in corso si faranno sentire sulle nostre vite, rovinandole. La Coldiretti ha denunciato lo stato di emergenza in cui sta piombando l’agricoltura italiana, tra la forte siccità in corso e gli sbalzi anomali di temperatura che stanno distruggendo molti raccolti. Non si potrà andare avanti così ancora a lungo, uno dei fiori all’occhiello dell’economia italiana, l’agricoltura appunto, sta finendo la benzina. Ma al di là di questo, la storia ci insegna che durante il periodo detto ultimo interglaciale, un aumento di temperatura degli oceani inferiori ai due gradi portò allo scioglimento massivo della calotta glaciale antartica e a un conseguente innalzamento dei mari di tre metri.

Oggi stiamo vivendo le prime avvisaglie di questi fenomeni e le conseguenze per i territori costieri sarebbero tragiche, con interi territori e città che scomparirebbero sott’acqua. Flood Maps è un progetto che combina i dati della Nasa con la cartografia di Google Maps e mostra l’impatto di un innalzamento dei mari di 3 metri sul tessuto urbano globale. Città come VeneziaRavenna e Pisa scomparirebbero sott’acqua.

Ma il cambiamento climatico ha un effetto violento anche a livello sociale. Esso impatta maggiormente laddove le disuguaglianze sociali sono più persistenti, ampliandole. Come ha sottolineato il World Social Report 2020, il rapporto tra i redditi del 10% più ricco e del 10% più povero è più alto del 25% rispetto a quanto sarebbe in un mondo senza il riscaldamento globale. E poi c’è il tema connesso alla sicurezza: Nature ha evidenziato un aumento dei conflitti armati fino al 26% se la temperatura globale continuerà a salire. E d’altronde anche alla guerra in Siria, con tutta la striscia di devastazioni che si porta dietro, hanno contribuito questioni climatiche, in particolare la violenta siccità del 2007-2010.

Quello che ci aspetta è insomma uno scenario apocalittico, fatto di città che scompaiono, povertà dilagante, economie che collassano e guerre. Eppure il dibattito mainstream continua nel migliore dei casi a dedicare poco spazio al tema climatico, nel peggiore a lanciarsi in teorie negazioniste che non fanno altro che peggiorare una situazione già critica. I ghiacciai che si sciolgono, le ondate di caldo anomale, gli animali che si estinguono, sono continui gridi di allarme del pianeta che non possono più essere ignorati.

Fonte: Wired.it

Qualità dell’aria interna e inquinamento indoor: fonti e soluzioni per il comfort

L’aria che respiriamo in casa, al lavoro e sui mezzi pubblici, può compromettere il nostro benessere: spesso più all’interno che all’esterno si concentrano agenti inquinanti chimici, biologici e fisici pericolosi per l’uomo. È importante, quindi, essere consapevoli e attenti, ricorrendo alle giuste soluzioni per migliorare la qualità dell’aria interna.

Con aria interna si fa riferimento a quella che respiriamo in casa, in ufficio, negli edifici destinati al tempo libero, ovvero in tutti quegli spazi confinati in cui è prevista la permanenza delle persone. Passiamo più tempo al chiuso che all’aperto, eppure, dedichiamo grande attenzione all’inquinamento atmosferico, ma non abbiamo la giusta sensibilità al tema dell’inquinamento indoor, che talvolta presenta livelli di inquinanti maggiori rispetto all’esterno.

L’insalubrità dell’aria in uno spazio chiuso, che può essere causata da vernici, arredamento, muffe, elevati livelli di umidità, ha effetti negativi sulla salute delle persone, sul loro benessere e sulla loro produttività; può provocare malattie a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, favorire asma, allergie e malessere, una combinazione di sintomi spesso chiamata “sindrome da edificio malato” (Sick Building Syndrome). La pericolosità di questa miscela di sostanze inquinanti in un ambiente confinato, dipende dalla durata prolungata e costante dell’esposizione.

Le fonti dell’inquinamento indoor e gli effetti sulle persone

La qualità dell’aria può essere compromessa da diverse fonti inquinanti, sia interne che esterne, responsabili di agenti chimici, fisici e biologici di differente pericolosità, concentrazione e tipologia.

Cosa s’intende nello specifico con il termine inquinamento indoor? Il Ministero della Salute ha fornito una spiegazione esaustiva di questo fenomeno: “la modificazione della normale composizione o stato fisico dell’aria atmosferica interna, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria stessa e tali da costituire un pericolo ovvero un pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell’uomo.”

Tra le fonti inquinanti più diffuse ci sono i prodotti per le pulizie, per la costruzione e la manutenzione degli edifici, la presenza di eccessiva umidità, gli impianti di condizionamento e ventilazione, i processi di combustione per il riscaldamento e per cucinare, l’utilizzo di appositi macchinari e alcune caratteristiche fisiche del luogo.

MULTIPOR COMPACT di YTONG è stato progettato per migliorare l’isolamento e ridurre il problema delle muffe. Si tratta di un pannello naturale, traspirabile e la sua capacità di regolazione igroscopica permette di eliminare la formazione di muffe o alghe, potenzialmente dannose per la salute.

Gli agenti chimici più diffusi e pericolosi sono il monossido di carbonio, il fumo di tabacco, ossidi di zolfo e azoto, ozono (emesso ad esempio dalle fotocopiatrici), i composti organici volatili, gli antiparassitari. Attenzione, quindi, ai materiali edili, alle vernici, agli arredi, alle stufe e ai caminetti e ai detergenti che si scelgono per pulire la casa.

Gli agenti biologici sono microrganismi, viventi e non, presenti in casa, come muffe, batteri, spore fungine, polline e parassiti vari.

Gli acari sono responsabili di allergie respiratorie: questi animali si annidano nelle nostre case, specialmente sulle poltrone e tappeti. Per sconfiggerli efficacemente vi consigliamo di rimuovere la polvere dalle superfici, lavare la biancheria a 60° e soprattutto arieggiare gli ambienti in quanto gli acari proliferano in aree umide.

Le muffe sono uno dei problemi più fastidiosi: la loro proliferazione è dovuta all’umidità e scarsa ventilazione. Al fine di combattere la presenza di muffe vi consigliamo di mantenere sotto controllo il livello di umidità della casa, assicurandovi di eliminare prontamente le macchie usando tinture speciali.

Per gli agenti fisici, come il Radon, va prestata particolare attenzione alla costruzione degli ambienti interrati o sotterranei, che deve essere effettuata con particolari attenzioni costruttive.

La concentrazione di tutte queste sostanze diventa preoccupante perché oggi, per favorire il risparmio energetico, gli edifici sono più isolati e impermeabili all’aria, riducendo così la ventilazione degli stessi. Per sopperire a questo problema si installa un sistema di ventilazione meccanico che, correttamente utilizzato e manutenuto, permette di avere il corretto numero di ricambi d’aria.

WHR 61 “single room” di RDZ è un dispositivo per la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, che aiuta il rinnovo dell’aria. 

Soluzioni per migliorare la qualità dell’aria interna di casa o dell’ufficio

In un edificio davvero sostenibile, la qualità dell’aria interna dovrebbe essere un criterio progettuale e per questo è fondamentale scegliere attentamente i materiali con cui costruire o ristrutturare un edificio.

materiali naturali, ad esempio, vengono prodotti e trattati senza ricorre a sostanze chimiche potenzialmente nocive. Per certificare la naturalezza dei prodotti commercializzati o le loro prestazioni, oggi molto aziende li sottopongono ad appositi iter per ottenere delle certificazioni che ne attestino la qualità.

I prodotti URSA TERRA in lana minerale, così come URSA GLASSWOOL in lana di vetro, si contraddistinguono per una ridottissima emissività di COV e formaldeide. Questo li rende prodotti adatti a favorire il risparmio energetico, senza rinunciare alla qualità dell’aria interna: sono soluzioni indicate per edifici sostenibili e votati al massimo benessere abitativo

Anche con le vernici e le finiture è bene fare attenzione, esistono prodotti naturali e anche antibatterici. Altrettanto importante è progettare correttamente un sistema di ventilazione che permetta il corretto ricambio d’aria. Gli impianti di ventilazione meccanica sono dotati di filtri, purificatori e deumidificatori, al fine di garantire l’estrazione dell’aria viziata, l’immissione di aria purificata e la regolazione del tasso di umidità degli ambienti interni. Esistono, poi, soluzioni per la purificazione dell’aria, con prestazioni differenti adatte sia a un ambiente domestico, che a luoghi come case di riposo, scuole o ambienti affollati. Si va dai purificatori portatili per la casa a dispositivi per la filtrazione dell’aria attraverso sistemi di canalizzazione.

ARYA indoor è una soluzione Fassa Bortolo pensata per la lotta all’inquinamento indoor, che si compone di una lastra in cartongesso Gypsotech GypsoARYA HD e dalla pittura per interni Pothos 003. Questi prodotti riescono a catturare la formaldeide e trasformarla in un composto innocuo.

E se fossero le piante a ridurre l’inquinamento indoor?

La presenza del verde in uno spazio confinato offre sicuramente un aiuto naturale per la purificazione dell’aria. Partendo da questo punto, la ricerca si è mossa per ottenere delle vere e proprie piante “mangia smog”, ovvero in grado di assorbire e metabolizzare alcuni inquinanti pericolosi per l’uomo. È un progetto portato avanti dall’Università di Washington, i cui ricercatori hanno modificato geneticamente una pianta, che ora è capace di scomporre le sostanze inquinanti in composti da lei assimilabili. I primi test hanno avuto successo e così i ricercatori si stanno muovendo per ottenere piante in grado di digerire anche altre sostanze inquinanti molto diffuse negli ambienti interni, come la formaldeide e il fumo di tabacco.

Occorre prestare attenzione anche ai detergenti per la pulizia della casa, spesso ricchi di sostanze nocive come il benzene e la formaldeide. In particolare quest’ultimo elemento chimico è riscontrabile anche nelle tappezzerie, moquette e altri prodotti tessili.

Come combattere l’inquinamento indoor: consigli pratici

Per combattere l’inquinamento indoor è possibile attuare alcune pratiche strategie così da rendere l’aria di casa più salubre per tutta la famiglia. Prima di tutto controllate sempre il livello di umidità in casa, cercando di mantenerla tra i 18° e i 22°: l’umidità è la causa primaria della formazione di muffe e batteri i quali comportano allergie e problemi respiratori. Una corretta ventilazione degli ambienti vi consentirà di diminuire la presenza di polveri e microrganismi: lasciate sempre areare la casa facendo uscire le sostanze inquinanti.

Gli impianti di condizionamento devono essere opportunamente puliti e i filtri dell’aria condizionata cambiati ogni inizio stagione: in questo modo manterrete gli impianti perfettamente funzionanti e non farete propagare polveri e batteri.

prodotti con certificazione ambientale sono una buona risorsa per prevenire il diffondersi dei VOC: potete optare per detersivi ecologici oppure per rimedi naturali laddove non è necessario utilizzare prodotti specifici.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

Fonte: Info Build Energia

 

Mala aria di città 2020

“Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA) l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane.

Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3).”

qui di seguito troverete il link con l’intero dossier promosso da Legambiente.

https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/01/Malaria-di-citta-2020.pdf

Fonte Legambiente

Come si fa a ridurre davvero l’inquinamento nelle città?

L’inquinamento è in aumento nel nostro paese, e le leggi e le misure che dovrebbero tutelare la qualità dell’aria non hanno ancora dato i loro frutti. Se le targhe alterne non bastano, ecco cosa potrebbe funzionare davvero.

Gli abitanti delle città sono esposti a livelli eccessivi di inquinamento atmosferico, con conseguenze negative sulla loro salute e sull’intera economia, secondo il rapporto Qualità dell’aria in Europa” dell’Agenzia europea per l’ambiente. L’ultima analisi mostra che l’esposizione all’inquinamento atmosferico ha causato oltre 370.000 decessi prematuri nell’Ue nel 2016. Nel 2017, l’inquinamento atmosferico ha superato i valori massimi delle linee guida sulla qualità dell’aria stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 69 percento delle stazioni di monitoraggio in Europa. Rispetto ai valori limite dell’Ue, le concentrazioni di inquinanti atmosferici erano troppo elevate in sette paesi – fra cui l’Italia.

Ecco cosa potrebbe aiutare davvero a invertire la rotta.

Di cosa parliamo quando parliamo di inquinamento

Il primo passo per affrontare l’inquinamento atmosferico è comprenderlo appieno o, diciamo, rendere visibile  l’invisibile” dice a Wired Harold Rickenbacker, esperto di aria pulita e innovazione presso l’Environmental Defense Fund (Edf), dice.

La maggior parte delle città ha sistemi di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico convenzionali, con sensori distanti miglia l’uno dall’altro, il che lascia grandi lacune nei dati. Ad esempio, l’inquinamento atmosferico può essere fino a 8 volte peggiore a un’estremità di un isolato rispetto a un altro”, continua Rickenbacker. “Ma grazie ai nuovi progressi tecnologici, i sensori possono fornire informazioni incredibilmente dettagliate su strutture, strade o quartieri specifici e su come la qualità dell’aria può cambiare in tali luoghi nel corso di una giornata, di una settimana o di un anno. Stiamo vedendo città di tutto il mondo – tra cui Londra, Oakland e Houston – utilizzare queste informazioni quartiere per quartiere in modo da promuovere soluzioni locali su misura che proteggano la nostra salute e il nostro ambiente”.

Gli inquinanti atmosferici principali includono il particolato, seguito da carbonio, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, ammoniaca, monossido di carbonio e metano. Uno degli indicatori utilizzati dall’Agenzia europea per l’ambiente misura la concentrazione del particolato nelle aree urbane. L’agenzia considera i particolati grossi (Pm10 o <10µm) che possono essere trasportati in profondità nei polmoni, dove possono causare infiammazione o esacerbare le condizioni delle persone che soffrono di cuore e malattie respiratorie. Tra questi, la sottocategoria dei particolati fini (Pm2.5 o <2.5 µm) sono quelli i cui effetti dannosi sulla salute sono ancora più gravi in quanto possono essere aspirati più profondamente nei polmoni e possono essere più tossici.

Secondo lo studio Countdown on Health and Climate Change uscito recentemente su The Lancet, in Italia nel 2016 sono stati registrati 45.600 morti premature da esposizione al particolato.

Da noi il Pm2.5 è infatti passato da una media di 19.3 a 19.4 negli ultimi anni, e sempre più regioni registrano livelli di inquinamento troppo alti. La mappa del sito Monitoraggio dell’indice di qualità dell’aria, che riporta i valori di qualità dell’aria pubblicati e validati dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa), mostra livelli pessimi in zone cittadine come quelle di Milano, Torino, Genova, Perugia, Spoleto, Rieti, Roma.

L’allegato XI al decreto legislativo n. 155 del 2010 ha in teoria fissato il limite giornaliero del Pm10: non sono concessi più di 50 millesimi di grammo al metro cubo, da non superare più di 35 volte per anno. Di conseguenza, regioni e comuni italiani hanno applicato misure come le targhe alterne per contrastare l’inquinamento o almeno abbassare la media. Eppure questi provvedimenti non sono stati finora sufficienti a risolvere il problema.

Piste ciclabili e trasporti pubblici più efficienti

La promozione di modelli di mobilità alternativi può ridurre di molto gli effetti dannosi dell’inquinamento atmosferico. Molte città stanno lavorando per fare meno affidamento sulle auto come mezzo di trasporto, rendere le loro città accessibili per le biciclette introducendo nuove piste ciclabili e investire in più mezzi pubblici.

Fra le 20 città più bike-friendly selezionate da Wired Usa, non c’è tuttavia nessuna città italiana. In cima alla classifica troviamo Copenaghen, Amsterdam e Utrecht. La capitale danese ha investito più di $45 pro capite in infrastrutture per i ciclisti e dispone di quattro nuovi ponti per biciclette costruiti o in costruzione, nonché oltre 6 chilometri di nuove piste.

Ma, per alcune città come Los Angeles (la seconda città più grande per popolazione degli Stati Uniti), l’espansione urbana rappresenta un vero ostacolo allo sviluppo di una metropoli adatta alle biciclette. Tuttavia, grazie al suo vasto sistema di trasporto pubblico, l’area losangelena ha evitato una cultura completamente basata sull’automobile: ci sono più di 500 linee di autobus, e i pendolari hanno a disposizione un mezzo pubblico ogni 6 minuti in media. Un esempio da seguire.

Veicoli privati meno inquinanti, strade migliori e car sharing

Le auto sono responsabili di circa il 12% delle emissioni totali di CO2 in Europa. Dal 2009 la legislazione dell’Ue stabilisce obiettivi obbligatori di riduzione delle emissioni per le nuove auto e standard più rigorosi, gradualmente introdotti già quest’anno, si applicheranno dal 2021 in poi. Il nuovo regolamento, adottato Il 17 aprile 2019 dal Parlamento europeo e dal Consiglio, è in vigore dal 1° gennaio. Per incoraggiare l’eco-innovazione, ai produttori possono essere concessi crediti di emissione.

Rickenbacker spiega: “Ciò che riteniamo sia più efficace sono politiche e normative più intelligenti. Le città di tutto il mondo stanno generando una ‘corsa verso l’alto’ nella lotta all’inquinamento atmosferico, chiedendo che le aree urbane più grandi del mondo agiscano subito. Man mano che più città iniziano a imporre politiche, come la nascita di aree locali a bassa emissione, le aziende saranno costrette a conformarsi e investire in soluzioni. Alla fine, è la leadership politica che dovrà portare a casa i risultati di cui abbiamo bisogno per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico mondiale, e i cambiamenti climatici in senso più ampio”.

In Europa, Parigi, Madrid e Atene hanno deciso di vietare completamente le auto diesel entro il 2025, mentre la Norvegia ha abbracciato pienamente le auto elettriche. Un altro caso interessante è quello delle auto a Durban, in Sudafrica. Oltre alla tecnologia, gli interventi di miglioramento della strada hanno ridotto il tempo di viaggio e aumentato l’efficienza del trasporto di merci su strada riducendo le emissioni.

Infine, la sharing economy offre la possibilità di ridurre il numero di veicoli, così come gli incidenti e il traffico. L’auto media rimane inutilizzata per oltre il 90% delle volte, trasporta in media solo una persona e mezza e costa in media €6.500 all’anno, secondo la Federazione europea per trasporti e ambiente.

La transizione non sarà indolore o facile, poiché le auto condivise e di proprietà privata inizialmente competono per lo spazio e un migliore utilizzo, producendo benefici positivi ma modesti” scrive la Federazione. “Tuttavia, il premio finale, per rivendicare le nostre strade dal dominio dell’auto, trasformerebbe la qualità della vita urbana”.

Contro i timori che le app per il car sharing non servano a granché o facciano peggio, la Federazione aggiunge: “Le app per la condivisione di corse incoraggiano anche un cambiamento comportamentale verso un trasporto multimodale e sostenibile che integra le forme di trasporto pubbliche e attive (in bicicletta e a piedi). Inoltre, mentre i servizi di car sharing a lunga distanza effettivamente competono con i servizi ferroviari e di autobus, aumentano in modo significativo l’occupazione delle auto e riducono le emissioni per chilometro”.

Consegne a domicilio più ecologiche

La logistica ha un impatto devastante sulla qualità dell’aria. “Un’altra soluzione è rendere i trasporti più ecologici, in particolare per la consegna”, Rickenbacker aggiunge. “L’inquinamento atmosferico è una conseguenza non voluta dell’aumento dello shopping online, ma i veicoli a emissioni zero sono una parte importante della soluzione”.  Perché? È semplice: “La maggior parte delle consegne avviene tramite camion a diesel che pompano inquinanti atmosferici pericolosi nell’aria che respiriamo e il pubblico se ne accorge. Mentre sono necessarie ulteriori azioni, stiamo assistendo ad alcuni movimenti incoraggianti in termini di cambiamenti reali e alcune aziende stanno effettivamente investendo in soluzioni. Etsy ha annunciato la spedizione a emissioni zero e Amazon ha annunciato che avrebbe aggiunto 100mila veicoli elettrici per la consegna”.

Più verde

Le piante migliorano la qualità dell’aria attraverso diversi meccanismi: assorbono l’anidride carbonica e rilasciano ossigeno con la fotosintesi, aumentano l’umidità traspirando il vapore acqueo attraverso i microscopici pori delle foglie, filtrano i particolati dall’aria e aiutano a raffreddare le città soggette al cosiddetto effetto isola di calore urbana.

Per questo, ci sono strutture come il Bosco Verticale a Milano e ci sono i parchi: in tutto capaci di assorbire quasi il 40% delle emissioni da combustibili fossili ogni anno.

La dottoressa Rita Baraldi dell’Istituto di biometeorologia a Bologna, sta studiando l’efficacia di alberi e arbusti sulla CO2 e il particolato. E ha identificato alcuni alberi più adatti di altri, fra cui: l’hackberry mediterraneo, l’olmo di campo, il frassino maggiore, il tiglio, l’acero norvegese, il cerro e il ginkgo.

Piantare alberi da solo non può bastare, però, anzi. Uno studio tedesco ha dimostrato che le emissioni dei veicoli possono reagire con le emissioni da alberi urbani e altre piante, con conseguente riduzione della qualità dell’aria nelle città in estate. Resta dunque fondamentale ridurre le emissioni provenienti da altri inquinanti.

Edifici innovativi (o anche semplicemente ristrutturati)

Nel 2016 l’artista e innovatore olandese Daan Roosegaarde ha costruito a Pechino il prototipo della prima Smog-free Tower in alluminio alta sette metri: come un aspirapolvere, capace di raccogliere il 75% del particolato nell’atmosfera e così pulire 30mila metri cubi d’aria all’ora. Più recentemente, lo Smog Eating Billboard presentato in Messico ha la capacità di produrre energia pulita per 104mila persone al giorno, e altri sono in corso di realizzazione.

In Europa gli edifici rappresentano il 40% della domanda energetica, producono il 36% delle emissioni di CO2 e 9 su 10 attualmente esistenti saranno ancora in uso nel 2050. Perciò ristrutturare in maniera efficiente è fondamentale.

Lo stato degli edifici dell’Ue ha il potenziale per creare o distruggere qualsiasi obiettivo di energia, emissioni e ambiente fissato nei prossimi mesi”, scrive il direttore della campagna Renovate Europe Adrian Joyce. Renovate Europe ha infatti l’ambizione di ridurre dell’80% la domanda di energia del patrimonio edilizio dell’Unione Europea entro il 2050.

Edifici vecchi, freddi e umidi hanno un impatto diretto sull’aria che respiriamo sia quando siamo all’interno, sia all’esterno. Abitazioni di qualità inferiore richiedono un elevato consumo di energia per raggiungere il comfort termico: chi non può permettersi di sostenerne i costi viene spinto verso la povertà energetica e rischia di ammalarsi più facilmente.

D’altronde, secondo Joyce, luoghi di lavoro più salutari potrebbero salvare una cifra stimata in 500 miliardi di euro all’anno in Europa. E, secondo uno studio dell’Energy Efficiency Industrial Forum, ogni milione di euro investito nell’efficienza energetica nel settore residenziale porta alla creazione di 23 posti di lavoro.

Non a caso, anche il Green Deal europeo che sta prendendo forma in queste settimane incoraggia un uso più efficiente degli edifici, con l’obiettivo di almeno raddoppiare il tasso di ristrutturazione (appena all’1% attualmente).

L’educazione ambientale

Come ha più che mai messo in luce il movimento Fridays For Future, la formazione di giovani responsabili e sensibili alle questioni ambientali è fondamentale. Del resto, i bambini sono spesso a rischio proprio per via dell’inquinamento atmosferico, anche la loro performance scolastica peggiora dove la qualità dell’aria è più bassa e il fenomeno è ulteriormente aggravato in condizioni di povertà.

Secondo Navdha Malhotra, direttrice associata dell’agenzia Purpose Climate Lab, moltissimo può essere fatto dagli studenti più giovani o insieme a loro.

Vent’anni fa, quando gli studenti di Delhi hanno preso posizione contro i petardi in fiamme, il loro movimento inizialmente ha incontrato scetticismo, ma presto è diventato un successo senza precedenti”, scrive Malhorta. “Il movimento dura ancora oggi, mettendo in mostra il potere di voci giovani, mentre nuovi studenti si uniscono alla causa ogni anno. In quanto ex studentessa che ha partecipato ai primi anni del divieto dei petardi, sono una testimone del potenziale degli studenti per il cambiamento”. Si può fare molto, anche nelle scuole: “My Right To Breathe si è unito per dare potere agli studenti degli istituti pubblici e privati nella lotta all’inquinamento atmosferico e sono orgogliosa di sostenere questa campagna”.

Continua la direttrice: “Il cambiamento dovrebbe includere le azioni intraprese dalle scuole, nonché da insegnanti e amministratori (…) Fornire agli studenti gli strumenti per parlare con le loro famiglie e le loro comunità, per andare oltre le mascherine o i filtri per l’aria, è un passo potente che solo le scuole possono fare. Immagina un’intera generazione che prende i mezzi pubblici e il carpool, separa e riduce i rifiuti, usa energia solare in casa come fosse una cosa naturale anziché una lotta. Una generazione che vive una vita lunga e sana e non avrà mai più bisogno di comprare una mascherina per un bambino”.

Una tecnologia migliore

Alcune buone idee possono venire anche dalla Solar Impulse Foundation, che prende il nome dall’aereo usato nel 2016 per il viaggio intorno al mondo su un aereo a energia solare da Bertrand Piccard e André Borschberg. Nel tentativo di dimostrare che l’ecologia può anche generare profitti, Piccard ambisce a trovare 1.000 “soluzioni efficienti” entro i prossimi due anni. Giudicati ed etichettati da esperti indipendenti, ci sono 287 prodotti o servizi finora definiti come tali.

Nel campo dell’inquinamento atmosferico, ci sono moto elettriche, uno shuttle a energia solare e saponi vegetali. Ma anche un sistema di purificazione dell’aria a livello del suolo sviluppato in Italia, Air Pollution Abatement (Apa), che controlla la qualità dell’aria in siti industriali, luoghi di lavoro, spazi urbani, aree commerciali e residenziali. Apa funziona come piattaforma multiservizio intelligente che integra un sistema di monitoraggio dei sensori ambientali intelligenti, Wifi, IoT, soluzioni Ai e fornisce dati in tempo reale basati su cloud.

Fonte Wired